Diana Lebeda

Ex-bandita per necessità, dopo la sconfitta del Signore Cervo, Diana è stata nominata sceriffo del Regno di Temeria.

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Bio:

Fuorilegge.pngDiana nacque come seconda figlia di Lady François Lebeda, cugino del defunto marito di Sarrona Lebeda, attuale reggente del Casato Lebeda, e di Amalia Surtova, cugina da parte materna dell’attuale reggente del Brevoy Noleski Surtova. Nonostante le nobilissime origini, Diana si mostrò ben poco incline a rispettare l’etichetta nobiliare sin da giovane età.

Cresciuta negli agi e nelle comodità di Argentana, da bambina Diana non era molto diverse dalle altre giovani lady della sua età: amava giocare con le bambole, rispettava e venerava la famiglia e seguiva lunghe (e noiose) lezioni di araldica, storia, geografia, morale, galateo, scrittura e lettura in-sieme agli altri giovani Lebeda.

Non appena raggiunse i 10 anni, tuttavia, Diana iniziò a mostrarsi sempre meno interessata alle lezioni e ai pettegolezzi, e sempre più attratta dalla caccia e dalla scherma. Anziché frequentare le lezioni di cucito, sgattaiolava nel cortile e si addestrava nel tiro con l’arco e nel duello con la spada aldori insieme ai giovani rampolli dei Le-beda. Non appartenendo a un ramo particolarmente prossimo a quello destinato a reggere le sorti del Casato in quanto a linea ereditaria, a Diana fu permesso di perseguire le sue passioni. Ad Argentana, che una donna cacciasse o si esercitasse nella scherma non era visto come uno scandalo, dopotutto; la famiglia poteva infatti vantare molti nobili spadaccini Aldori che un tempo avevano portato il nome dei Lebeda, ed essi erano sia uomini che donne. Da sempre, e per tradizione, poi, alle donne Lebeda veniva accordata una libertà di scelta e di pensiero ben maggiori rispetto a quelle concesse alle donne di casati più rigidi e severi come i Medvyed.

Così, Diana crebbe alternando gli allenamenti nel cortile d’armi di Argentana, le battute di caccia con il fratello, il padre e i cugini, e le rare comparsate nelle serate di gala e nei salotti del castello della sua famiglia. Considerata un “maschiaccio”, da ragazza Diana sognava di unirsi ai Signori della Spada di Restov e guadagnarsi gloria e fama grazie alle sue nobili imprese. In molti la chiamavano il “cigno nero” della famiglia, giocando con il classico significato attribuito alla “pecora nera” e il fatto che l’emblema della fami-glia Lebeda fosse proprio un cigno.

Quando aveva 19 anni, Diana partì alla volta del Mivon insieme a suo padre, sua madre, sua sorella maggiore, suo marito e il loro bambino appena nato. Suo padre doveva infatti rinegoziare i termini di un antico contratto commerciale tra i Lebeda e gli Aldori del Mivon, e aveva in programma un importante incontro con un suo vecchio amico d’infanzia che abitava nel Mivon, durante il quale intendeva presentargli la sua famiglia al gran completo. La carovana, scortata da numerose guardie e guide locali, viaggiò verso Sud, attraversando il Pitax, ma proprio quando avrebbe dovuto passare nel Mivon, il confine divenne improvvisamente la scena di un cruento scontro tra i due Regni Fluviali. La carovana ven-ne costretta a cambiare tragitto, passando attraverso le Terre Rubate per raggiungere il Mivon. Ben conoscendo l’instabilità e il pericolo delle Terre Rubate, molti dei mercenari al soldo dei Lebeda decisero di disertare e si rifiutarono di scortare ulteriormente la carovana. Il padre di Diana, tuttavia, non era disposto a tornare indietro e annullare l’importantissimo viaggio d’affari, così decise di proseguire attraverso le Terre Rubate con le poche guardie rimaste e una singola guida, sprezzante del pericolo.

La sua scelta condannò la sua intera famiglia a un tragico destino: mentre attraversava le Terre Rubate, infatti, la carovana cadde in un’imboscata di alcuni banditi. I pochi mercenari rimasti a proteggere la carovana vennero rapidamente sopraffatti, si arresero o addirittura passarono con lo schieramento opposto pur di avere salva la vita. I Lebeda furono così costretti a battersi per le proprie vite, e vennero tutti uccisi ad eccezione di Diana e del piccolo Damien, il figlio di sua sorella maggiore. Diana si era battuta bene, dimostrando ancora una volta le sue grandi capacità in combattimento, ma non era stata in grado di respingere i banditi, in schiacciante superiorità numerica. I banditi progettavano di stuprarla e poi rispedirla al mittente, magari in cambio di un esoso riscatto. Quanto al piccolo Damien, uno dei banditi stava già affilando il suo pugnale, pronto a conficcarlo nel cuore del neonato. Pur di salvare suo nipote, Diana mise in piedi un piano improvvisato e molto rischioso: confessò di essere la madre del bambino, e che se i banditi lo avrebbero lasciato in vita, lei si sarebbe unita a loro. Inizialmente i banditi risero al cospetto della sua proposta, ma non appena provarono a stuprarla dovettero fare i conti con l’ostinata resistenza della fanciulla, che ne uccise due e ne mutilò un terzo. Nessuno ebbe il coraggio di avvicinarsi e reclamare il suo infame premio, e tutti i banditi ancora in vita convennero che Diana era dotata di capacità che sarebbero potute tornare molto utili. Dovan di Nisroch, l’allora capitano del gruppo di banditi che avevano teso l’agguato alla carovana, riten-ne che se avesse portato la donna al Signore Cervo, le sue doti gli sarebbero valse l’approvazione del suo capo e magari una pro-mozione (che in effetti arrivò, quantomeno fino all’avvento di Akiros).

Così, Diana trascorse 4 anni tra i banditi. Grazie alle sue doti in combattimento e al suo carisma magnetico, riuscì a convincere il Signore Cervo ad affidarle ruoli sempre più importanti, fino a diventare a sua volta capo di una piccola cricca di banditi incaricati di derubare i viandanti, prendere prigionieri che potessero fruttare un buon riscatto e tendere imboscate ai più sprovveduti, con il compito di fare rapporto al forte una volta al mese per dividere i ricavati. Fu allora che Diana vide la possibilità di iniziare a danneggiare i banditi dall’interno: ogni volta, si assicurava che gli assalti fallissero, che i prigionieri scap-passero e che, in generale, non venisse fatto alcun male alle povere vittime dei loro agguati. Ogni volta, Diana riusciva a fare in modo che i suoi uomini (del resto non chissà quanto svegli) non notassero nulla, e teneva contento il Signore Cervo con piccole elargizioni che rappresentavano soltanto una minima parte del bottino che gli uomini sotto il suo comando avrebbero potuto rivendicare, se guidati in maniera più efficace. Il Signore Cervo era tuttavia già entrato nella sua spirale di alcool e follia, e non riusciva a rendersi conto dell’inganno. Soltanto l’astuto Dovan aveva sospetti sull’operato di Diana, ma grazie anche all’aiuto di Akiros, Diana è sinora sempre riuscita a evitare un confronto diretto con il temibile luogotenente del Signore Cervo, anche grazie alla protezione di Akiros, al quale Diana ha confessato tutto in privato. Diana ha in realtà sviluppato un certo debole per l’ex-paladino, e i suoi sentimenti sono parzialmente ricambiati, sebbene entrambe le parti di questa controversa relazione siano attualmente ancora troppo feriti dalle loro vicissitudini passate per dedicarsi anima e corpo a una vera e propria relazione.

Diana Lebeda

Alba dei Re Giuseppe_Capriati Giuseppe_Capriati